Amaury Pierron vince la prima di UCI Downhill World Cup a Lourdes

blogs

Una gara emozionante fino all'ultimo momento, come non si vedeva da tempo. La gara di apertura della UCI Downhill World Cup si è tenuta oggi a Lourdes, Francia, ed ha visto come primo vincitore di stagione un superlativo Amaury Pierron (Commencal Muc-Off by Riding).

Nonostante un piccolo errore nella parte alta del percorso, il francese ha guidato all'attacco ed in maniera superba per tutto il resto dell'impegnativa DH di Lourdes assicurandosi la vittoria sul giovane canadese Finn Iles (Specialized Gravity)  e sull'amico e rivale di sempre Loïc Bruni (Specialized Gravity).

Il tracciato francese è risultato tecnico ma allo stesso tempo molto veloce. A tratti, le velocità raggiunte dagli atleti di punta si sono aggirate attorno ai 60km/h! Allo stesso tempo, il percorso di Lourdes si è presentato molto deteriorato rispetto alle condizioni delle prove, presentando ai concorrenti in gara una ulteriore difficoltà ad interpretare al meglio linee, buche, rocce e radici. Il terreno molto secco ha fatto il resto, rendendo la velocissima pista molto selettiva. Diversi atleti di punta come Daprela e Vergier sono incappati in cadute senza conseguenze mentre stavano staccando intertempi di tutto rispetto. 

Ma torniamo all prestazione di Amaury Pierron del Team Commencal: il francese ha portato a termine una run da manuale e nemmeno il fortissimo Bruni ha potuto nulla contro la velocità dimostrata da Pierron nella parte bassa del percorso. Loïc Bruni, terzo di giornata e in netto vantaggio su Pierron al primo intertempo, ha perso progressivamente decimi di secondo negli intertempi successivi, accumulando un ritardo finale di 1,086 secondi. Il secondo classificato, Finn Iles, ha tagliato il traguardo in soli 847 millessimi in più rispetto a Pierron.

Distacchi molto ridotti che sono ciò che il foltissimo pubblico ai lati della pista sin dalle run di qualifica aspettava con entusiasmo. Prossimo appuntamento della UCI DH WOrld Cup a Fort Williams il 21 e 22 maggio prossimi.

Vuoi sapere di più sulla bici che oggi ha vinto la gara di Lourdes? Consulta la scheda tecnica completa EurekaBike della Commencal Supreme DH Team con foto e specifiche tecniche qui. All'interno della pagina catalogo EurekaBike troverai anche gli annunci di vendita per la Commencal Supreme DH Team dove potrai acquistare la bici direttamente dal sito ufficiale di vendita diretta del brand Commencal, il Commencal Online Shop!

Jacopo V.

Blog simili

Sports
Operazione Roubaix": Pogačar a caccia dell'immortalità nel ciclismo 2026
Pogačar e il Monumento che manca: perché la Parigi-Roubaix è l'ultima frontiera Ci sono imprese sportive che definiscono un'epoca, e poi c'è quello che Tadej Pogačar sta tentando nella primavera del 2026 — qualcosa che non ha precedenti nel ciclismo moderno. Con 11 vittorie ai Monumenti già scritte nella storia, il 27enne sloveno è a un solo successo dall'entrare in un club esclusivo di soli tre corridori che hanno mai conquistato tutti e cinque i Monumenti: Eddy Merckx, Rik Van Looy e Roger De Vlaeminck. Il pezzo mancante? La Parigi-Roubaix — l'Inferno del Nord. La corsa che non mette alla prova solo le gambe, ma i nervi, la bicicletta, le ossa e la fortuna. Con il Giro delle Fiandre il 5 aprile e la Parigi-Roubaix il 12 aprile, le prossime due settimane potrebbero riscrivere la storia del ciclismo. O forse no. Perché sul pavé della Francia del Nord, nessuno — nemmeno Pogačar — ha garanzie. Milano-Sanremo 2026: una vittoria da leggenda, con la tuta insanguinata Se avevi ancora dubbi che Pogačar operi su un piano diverso dagli altri, guarda a quello che è successo alla Milano-Sanremo del 22 marzo 2026. A soli 6km dalla Cipressa, è rimasto coinvolto in una brutta caduta che ha strappato la sua tuta e lo ha lasciato sanguinante. Un corridore normale avrebbe perso il contatto. Pogačar ha invece fatto tempi record sia sulla Cipressa che sul Poggio, riducendo i 300km della classica a uno sprint a due con Tom Pidcock — vinto per soli 4 centimetri. Prima Milano-Sanremo in carriera, undicesimo Monumento e un'ennesima dimostrazione che la sua resilienza fisica e mentale non ha pari nel gruppo attuale. Dopo il traguardo, il messaggio al mondo era cristallino: "La forma è perfetta. La squadra è pronta. Forza, via con i sampietrini." Il palmares ai Monumenti: i numeri di un fuoriclasse generazionale Per capire la portata di quanto ha già ottenuto Pogačar, vale la pena vedere i suoi risultati ai Monumenti uno per uno. Le sue 11 vittorie si distribuiscono su quattro diverse corse, conquistate nel giro di pochi anni: Il Lombardia: 5 vittorie (2021, 2022, 2023, 2024, 2025) — la sua corsa preferita Liegi-Bastogne-Liegi: 3 vittorie (2021, 2024, 2025) Giro delle Fiandre: 2 vittorie (2023, 2025) Milano-Sanremo: 1 vittoria (2026) Parigi-Roubaix: 0 vittorie — l'unica che ancora gli manca Il numero che mette tutto in prospettiva: Eddy Merckx, il più grande di sempre, a 27 anni aveva già 12 vittorie nei Monumenti. Pogačar è a 11. Sta inseguendo la carriera del Cannibale con una precisione inquietante — e ha ancora anni davanti a sé. Solo Fausto Coppi, nella storia del ciclismo, si era avvicinato a questa combinazione di vittorie tra i Monumenti e i Grandi Giri. Perché la Parigi-Roubaix è diversa da tutte le altre corse Ogni Monumento ha la sua identità. Il Lombardia ha le sue montagne e il fascino dell'autunno. La Liegi ha le sue salite brutali nelle Ardenne. Il Fiandre ha i suoi iconici muri brevi e ripidi. Ma la Parigi-Roubaix è un'altra cosa. La 123ª edizione coprirà circa 257km da Compiègne al velodromo di Roubaix, con 30 settori di pavé per un totale di circa 55km di selciato sconnesso al cuore della sfida. Ciò che rende la Roubaix unica è la sua imprevedibilità. Il pavé punisce le forature, la sfortuna e il minimo calo di concentrazione. I migliori corridori del mondo si sono ritrovati fuori dai giochi per una gomma a terra nel momento sbagliato o per una caduta su un settore bagnato. La potenza da sola non basta — servono il DNA del corridore da pavé, un fisico capace di sostenere ore di vibrazioni violente a ritmo di gara, e la tecnica per affrontare i settori a piena velocità senza perdere il controllo. Pogačar lo sa bene, e si è preparato con serietà. All'inizio della stagione ha completato una ricognizione di 210km del percorso insieme al compagno di squadra Florian Vermeersch, testando il materiale e leggendo i settori acciottolati in condizioni umide. "È stato un buon allenamento. Ci siamo trovati bene sulle pietre, belle sensazioni", ha raccontato. Non si lascia nulla al caso. Giro delle Fiandre 2026: il preludio alla storia Prima della Roubaix, il 5 aprile c'è il Giro delle Fiandre. Per Pogačar, questa corsa offre la possibilità di conquistare un terzo successo al Fiandre — e il lotto di partecipanti di questa edizione potrebbe essere il più forte della storia recente. Il testa a testa tra Pogačar, Mathieu van der Poel e Wout van Aert, con la variabile aggiuntiva di Remco Evenepoel al suo debutto al Fiandre per il Red Bull-BORA-hansgrohe, è il tipo di sfida che gli appassionati di ciclismo raramente hanno il privilegio di vedere. Van der Poel arriva in forma ominosa. Nonostante un infortunio alla mano riportato alla caduta della Milano-Sanremo, il campione olandese ha firmato una vittoria in solitaria da brividi all'E3 Saxo Classic con 42,2km di fuga — lanciando un messaggio chiarissimo ai rivali. È il campione uscente della Parigi-Roubaix, vincitore per tre volte della corsa. Se Pogačar vuole completare la sua collezione di Monumenti, dovrà passare sopra Van der Poel. E non è mai semplice. Il club esclusivo: solo tre corridori nella storia hanno vinto tutti e cinque i Monumenti La portata di ciò che Pogačar sta inseguendo diventa ancora più chiara quando si realizza quanti corridori abbiano mai raggiunto questo traguardo. In tutta la storia del ciclismo professionistico, solo tre uomini hanno vinto tutti e cinque i Monumenti: Eddy Merckx — l'originale e ancora il più grande, con 19 vittorie nei Monumenti in totale Rik Van Looy — campione belga che completò la serie negli anni Sessanta Roger De Vlaeminck — specialista belga del pavé, vincitore di quattro edizioni della Parigi-Roubaix Nessun corridore nell'era moderna ci è nemmeno andato vicino. Non Bernard Hinault, non Laurent Fignon, non i grandi campioni degli anni Novanta e Duemila. Se Pogačar vincesse la Parigi-Roubaix, sarebbe il primo corridore in oltre mezzo secolo a entrare in questo club. Lo stesso Eddy Merckx ha dichiarato pubblicamente di credere che Pogačar possa farcela. Le parole di Pogačar: "Preferisco la Roubaix al quinto Tour" Ciò che forse colpisce di più sono le parole di Pogačar stesso sulle sue priorità. Interrogato sulla scelta tra un quinto Tour de France e la Parigi-Roubaix, la sua risposta ha rivelato tutto sul suo modo di pensare: "Penso che sceglierei la Roubaix, perché il Tour l'ho già vinto quattro volte. La differenza tra zero e uno è più grande della differenza tra quattro e cinque." È il ragionamento di un corridore che non insegue i numeri fine a se stessi, ma è genuinamente guidato dalla sfida di riuscire in qualcosa che sembra quasi impossibile. La Parigi-Roubaix non è mai stata la sua corsa — ancora. E per Pogačar, è esattamente questo il punto. Cosa aspettarsi: i settori chiave del pavé da seguire Per chi si appresta a seguire la gara il 12 aprile, ecco i settori di pavé decisivi che con ogni probabilità determineranno il vincitore. Il settore a cinque stelle della Trouée d'Arenberg (settore 16, circa 2,4km di pavé brutale attraverso la foresta) è sempre un momento chiave di selezione. Il Mons-en-Pévèle (settore 11, 3km) è il punto in cui i corridori di potenza lanciano le loro offensive. E l'assalto finale inizia al Carrefour de l'Arbre (settore 4, 2,1km), a soli 16km dal velodromo — l'ultimo tratto in cui si può tentare un attacco vincente o difendere un vantaggio. Con le condizioni giuste — idealmente un po' di pioggia che rende le pietre scivolose e la corsa più caotica — il corridore più forte tende a prevalere. E nel 2026, quel corridore potrebbe ben essere Tadej Pogačar. Conclusione: due settimane che potrebbero definire una carriera già leggendaria Il ciclismo ci ha regalato campioni straordinari nel corso dei decenni. Ma quello che sta facendo Tadej Pogačar in questo momento — a 27 anni, nel pieno di una carriera che sembra già storica — è qualcosa di raro. Due corse, due settimane, un'unica chance di immortalità. Il Giro delle Fiandre il 5 aprile. La Parigi-Roubaix il 12 aprile. Qualunque cosa accada, stiamo assistendo a uno dei più grandi ciclisti di tutti i tempi al culmine delle sue capacità. In EurekaBike seguiremo ogni chilometro di pavé con la stessa passione che spinge ogni ciclista — che tu stia inseguendo un Monumento o il tuo miglior tempo del domenicale. Per questo amiamo il ciclismo.
03-04-2026 Leggi Read
Sports
Downhill MTB nel 2025: uno sport sull’orlo del baratro e la responsabilità di Warner Bros. Discovery di salvarlo
I rider guadagnano meno del salario minimo, i team manager si tagliano lo stipendio, e l’unica strada percorribile passa per responsabilità condivisa, visione coraggiosa — e molto meno rumore. La stagione 2025 ha mostrato al mondo di cosa è capace il downhill mountain biking d’élite. I nuovi format di qualifica hanno reso i weekend di gara più avvincenti e imprevedibili. Gli atleti non sono mai stati così preparati. L’energia in pista è esplosiva. Ma fuori dalla pista, dietro le quinte, le fondamenta economiche di questo sport stanno cedendo. Grazie al sondaggio Pinkbike State of the Sport, ora abbiamo dati concreti: la maggior parte dei rider ai vertici della World Cup DH guadagna meno di 30.000 dollari all’anno, con il 22% che ne guadagna meno di 5.000 e il 6% che non guadagna nulla. Titolari di team come Bernard Kerr hanno dichiarato pubblicamente di essersi tagliati lo stipendio per il 2025 — solo per tenere in vita il progetto nella speranza di tempi migliori. Non è solo un problema dei rider. È un’emergenza dell’intero sport. E l’unico soggetto con il potere mediatico e la portata globale per cambiare davvero le sorti di questo sport è Warner Bros. Discovery (WBD). Con l’onore di detenere i diritti della UCI MTB World Series arriva anche la responsabilità — l’onere e l’onore — di contribuire a ridisegnare l’intero modello economico. Parliamo di numeri: il baratro economico Il 22% dei rider downhill guadagna meno di 5.000 $ all’anno. Il 55% guadagna meno di 30.000 $ — meno di uno stipendio base a tempo pieno in molti Paesi. Premi gara? Un rider DH che vincesse tutto durante l’anno — incluso il Mondiale — guadagnerebbe solo 52.500 €. Confrontiamolo con il ciclismo su strada: Vincitore del Tour de France: 500.000 € Salario minimo UCI Women’s WorldTeam: 27.500 € Salario minimo UCI Men’s ProTeam: 32.100 € Anche i ciclisti su strada di fascia medio-bassa spesso guadagnano più del top 10% dei rider DH. E non si tratta solo degli atleti. I team sono sull’orlo del collasso. Il calendario allungato (ora 10 gare), i costi crescenti di viaggio e iscrizione, e i budget degli sponsor sempre più ridotti hanno creato una tempesta perfetta. E quando i proprietari dei team — che dovrebbero gestire, investire e pianificare — iniziano a sacrificare i propri stipendi, è evidente che il modello è rotto. Il nuovo format è un passo avanti — ma il modello economico è ancora bloccato Lo dico chiaramente: il nuovo format di qualifica, senza rider protetti e con una struttura Q1 + Q2, è una mossa brillante. Aggiunge suspense, rompe la prevedibilità e ricorda il sistema LCQ del Supercross, dove tutto può succedere nell’ultimo sprint per accedere al main event. È così che si costruisce narrazione, tensione e audience. Ma c’è un problema: non si può costruire un pubblico nascondendo il contenuto migliore. Mettere tutto il live dietro un paywall e pubblicare gli highlights ore dopo? È un errore. Lo scopo è far crescere lo sport. Ora è il momento di liberare i contenuti — gratuiti, immediati e virali. Monetizzare via pay TV in questa fase è come vendere biglietti in uno stadio vuoto. Il vero valore sta nella costruzione di audience, non nei contenuti a pagamento. Saturazione mediatica: più non vuol dire meglio Un altro problema evidente? La corsa ai contenuti. Ogni team viaggia con il proprio mini team media, producendo micro-contenuti che invadono Instagram e TikTok — ma diciamolo: la maggior parte è rumore, non narrazione. Manca coordinazione, coerenza, una strategia condivisa. Il risultato? Costi ridondanti (il personale media costa), Contenuti ripetitivi, Engagement sempre più debole. La soluzione? WBD dovrebbe guidare una strategia media coordinata tra tutti i team. Centralizzare la produzione, condividere i contenuti grezzi, allineare la comunicazione. Invece di 20 team che pubblicano 20 clip simili, creare narrazioni condivise, profili profondi, archi emotivi, e storie d’eroi su scala globale. Non è solo una questione di risparmio — è storytelling efficace. Cosa deve fare WBD per onorare la propria responsabilità WBD afferma di voler far crescere lo sport. Ma questo significa investire, non solo trasmettere. Ecco cosa deve accadere: 1. Aprire l’accesso, eliminare il paywall Per attirare sponsor esterni e nuovi fan, servono occhi puntati sullo sport — ora. Trasmettere gli eventi gratuitamente e in tutto il mondo. Pubblicare highlights immediati e recap. Alimentare YouTube, Instagram e TikTok con contenuti in tempo reale. La visibilità vale più di qualche abbonamento. 2. Introdurre un compenso minimo per i rider Prendere esempio dal ciclismo su strada: Stabilire salari minimi base per i rider che partecipano alla World Cup. Prevedere gettoni di presenza o rimborsi viaggio. Garantire che i primi 30 atleti possano vivere dello sport a cui dedicano la vita. Perché oggi, essere “pro” significa avere un secondo lavoro o una famiglia che può finanziare il sogno. 3. Sostenere la sostenibilità dei team I team sono sommersi dai costi. WBD può: Sovvenzionare logistica e viaggi, soprattutto per i team indipendenti. Condividere i ricavi media con i team che contribuiscono con atleti e accessi. Offrire servizi centralizzati (box meccanici, troupe video, alloggi) per ridurre i costi fissi. Team sani sono il fondamento di una serie sana. 4. Unificare e semplificare la produzione media Come già detto, il problema non è la quantità di contenuti — ma la mancanza di coordinamento. Allineare tutti i team sotto una regia media comune. Usare gli stessi materiali e messaggi su tutti i canali. Valorizzare la narrazione, non solo i dati e le clip. Sostituiamo il rumore con il segnale — e diamo ai fan qualcosa che valga davvero la pena seguire. 5. Rendere i rider attrattivi anche oltre i risultati Non tutti finiranno sul podio. Ma ogni rider ha una storia. WBD dovrebbe: Aiutare gli atleti a costruire un brand personale. Offrire supporto nella creazione di contenuti lifestyle e dietro le quinte. Trattare i rider come ambassador, non solo come atleti da classifica. Nel 2025, il confine tra atleta e influencer si fa sempre più sottile — ed è un’opportunità, non un problema. Costruire lo sport, o vederlo sgretolarsi Il downhill mountain biking è a un bivio. Le gare non sono mai state così spettacolari. I rider sono di livello assoluto. Lo spettacolo è potente. Ma dietro le quinte, lo sport si sta sfaldando. Warner Bros. Discovery ha l’occasione di essere ricordata non solo come l’azienda che ha filmato il downhill — ma come quella che l’ha salvato. Perché se non agiranno — se anteporranno la monetizzazione di breve periodo alla visione di lungo termine — questo sport rischia di diventare un lusso per pochi, e un ricordo per gli altri. È il momento di fare la cosa giusta. Meno paywall. Più accesso. Meno rumore. Più storie. Meno burnout. Più futuro.
19-05-2025 Leggi Read

Filtra i Blog

Loading...
go to top
Coming Soon
Stay tuned